Cultur@l Mente

Il blog di chi fa cultura
lunedì, 02 novembre 2009

CIAO ALDA!

ALDA MERINI

Milano 21 marzo 1931 - Milano 1 novembre 2009



«Sono molto irrequieta quando mi legano allo spazio»
postato da TutoRino alle ore 17:23 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 26 ottobre 2009

E Testaccio diventa un rione-museo

Da centro nevralgico per gli affari dell'Impero a "orto" della Roma medioevale, fino al suo recente passato di rione popolare e al suo caotico presente, che l'ha consacrato come mecca della movida capitolina. Una storia millenaria, quella di Testaccio, che si arricchisce ora di un nuovo capitolo. La riqualificazione del quartiere, infatti, parte dall'idea di un museo diffuso del rione, che ne valorizzi tutte le stratificazioni storiche in un percorso diacronico che dall´Antica Roma giunge fino agli anni '20 del Novecento.

Il cuore del progetto, presentato ieri alla cittadinanza e curato dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, sarà il nuovo mercato compreso tra via Galvani e via Volta. Costruito - letteralmente - sui cocci del suo antico progenitore, e realizzato grazie al project financing, il nuovo sito affonderà le proprie radici sugli scavi archeologici, che saranno fruibili grazie a due percorsi ipogei, simili a quelli della Necropoli Vaticana di Santa Rosa. «Vogliamo raggiungere una compenetrazione tra la città antica e quella contemporanea» spiega Renato Sebastiani, responsabile del progetto. Che ha portato alla luce uno spaccato della storia del rione, dall'età antica al secolo scorso: «Nell'ettaro che abbiamo scavato - racconta il Soprintendente Angelo Bottini - abbiamo rinvenuto alcuni horrea di epoca imperiale, tracce delle coltivazioni medioevali, l'impianto di un casale rinascimentale, porzioni a più livelli del "Vicolo della Serpe", che attraversava questo tratto di agro romano fino a poco più di un secolo fa, oltre alle fondamenta dei "villini" edificati nei primi anni '20 del Novecento».

Dal mercato partirà il percorso di quartiere (articolato in tre sezioni) che collegherà i luoghi di interesse architettonico e culturale del rione, segnalandoli con accurati pannelli illustrativi: dal Porticus Aemilia alle Mura Aureliane, dal Monte dei Cocci alle tombe romantiche del cimitero acattolico, fino all'ex Mattatoio e all'eclettica caserma dei vigili del fuoco.

«Finalmente Testaccio non sarà più conosciuto solo come il quartiere della movida - commenta Orlando Corsetti, presidente del I Municipio - In questo modo incrementeremo il turismo diurno, stimolando anche alle attività commerciali della zona». «L'idea di un museo diffuso è straordinaria - aggiunge Dino Gasperini, delegato del sindaco per il centro storico - pedonalizzeremo l'area del Monte dei Cocci per salvarla dal "traffico parassitario", bonificheremo il verde sopra la collina e creeremo delle aperture verso zone limitrofe della città, dall'oltretevere, verso Portuense, al Parco Lineare delle Mura Aureliane».

http://roma.repubblica.it/dettaglio/e-testaccio-diventa-un-rione-museo/1759137
postato da TutoRino alle ore 12:21 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 16 ottobre 2009

UN IMPEGNO CONCRETO: PIU' INTERNET PER TUTTI

internet-explorerSecondo un recente rapporto della Digital Inclusion Task Force pubblicato dal The Guardian se in Inghilterra l’accesso e l’uso di Internet fosse esteso a tutta la popolazione, il Paese potrebbe arrivare a trarne un guadagno pari a circa 20 miliardi di euro. Dai dati che sono stati resi pubblici è emerso che ci sono invece ancora molti cittadini che non hanno accesso al Web.

In particolare sarebbero soprattutto i disoccupati e gli anziani a non rientrare tra la parte di popolazione che non ha la possibilità di accedere alla rete. Essi costituirebbero il 40% di coloro che non possono usufruire del Web. Ma appare sorprendente che anche 1,6 milioni di bambini sono privi di una grande opportunità come le risorse rappresentate dai servizi Internet.


In tutto sarebbero 10 milioni i cittadini britannici che non beneficiano delle opportunità offerte dal Web. Per questo il governo inglese avrebbe intenzione di fare in modo che entro il 2012 tutti i cittadini inglesi possano accedere alla rete. Un obiettivo ambizioso, ma che lascia intravedere la comprensione dei vantaggi ricavabili a lungo o a medio termine.

Oltre alle possibilità di risparmio e di guadagni per l’economia, un più generalizzato uso di Internet porterebbe dei ricavi anche in termini di risorse umane. I bambini soprattutto potrebbero avere maggiori possibilità di migliorare il loro rendimento scolastico e di collocarsi con più immediatezza nel mondo del lavoro, una volta diventati adulti.

C'è però già chi s'è mosso in questa direzione. Dimostrandosi come una nazione all'avanguardia la Finlandia ha fatto diventare un diritto legale di ogni cittadino l'accesso alla rete a banda larga, grazie ad alcune leggi appositamente create in questi giorni dal proprio Esecutivo.

Secondo quanto stabilito dal Governo a partire da luglio 2010 ognuno dei circa 5,5 milioni di Finlandesi avrà diritto ad avere una connessione della velocità di almeno 1Mbps, un quantitativo di banda solo di transizione visto che a partire dal 2015 la velocità che spetterà di diritto a ogni cittadino sarà di ben 100Mbps.

Pur rendendoci conto di essere un numero pari a più di 10 volte quello della popolazione finlandese, a noi Italiani non resta che augurarci che un giorno anche i nostri governanti possano aprire gli occhi e iniziare a legiferare su un argomento del genere, rendendo i 56k, che alcune persone sono ancora costrette ad usare, solo un ricordo.

postato da TutoRino alle ore 16:04 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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giovedì, 15 ottobre 2009

Blogfest 2009

La blogfest2009 è un’iniziativa che ha  riunito a Riva del Garda dal 2 al 4 ottobre 2009  tutto ciò che in Italia gravita attorno alle community della rete, che abbiano origine dai blog, da Facebook, da Twitter, dalle chat e dai forum e da qualsiasi altra forma sociale di comunicazione.


Si è discusso di tutto e su tutto, attraverso tre BarCamp dedicati, incontri con professionisti della comunicazione, giornalisti e sono stati attribuito gli “oscar” dei migliori blog italiani attraverso le votazioni di circa ottomila lettori.

 

Un momento di incontro che è servito anche a fare il punto sull’evoluzione dei blog, nati circa 8 anni fa (e diventati rapidamente di moda)  prevalentemente come  diari soggettivi e diventati in questi anni uno strumento di comunicazione  più adulto, per progetti di comunicazione aziendale, culturale e giornalistica.

 

Un’iniziativa utile anche per capire dove va la blogosfera italiana, quali sono i protagonisti e quali i temi prevalenti delle conversazioni sul web.  

La cosa che è saltata subito all’occhio è la  biodiversità dei  suoi protagonisti, in cui non  campeggiano solo i Grillo e i Travaglio (che peraltro devono buona parte della  loro fama a una  notorietà precedente o esterna al web), ma anche blog che devono il proprio successo a una linea editoriale coerente, o che hanno fatto della creatività la ricetta del loro successo.

 

Last but not least il ricorrente (e ormai datato per chi scrive) tema della “fuffa”, che riemerge ogni volta che si parla di blog. Sì sui blog c’è forse ancora parecchia fuffa, ma è ormai un fatto che sono diventati uno mezzo utile per parlare (seriamente) di qualunque cosa, dai beni culturali (e andatevi a vedere questo blog sui musei  di Roma) alle informazioni su quel che accade nel mondo, dai libri (e qui apro un’altra parentesi per suggerirvi questo) al mondo delle biblioteche e degli istituti culturali. Soprattutto, sono diventati un mezzo per leggere, analizzare, capire  quello di cui la tv non parla più da tempo. Chissà perché.

postato da LucaReitano alle ore 17:55 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 09 ottobre 2009

FONDAZIONI BANCARIE: TRA FILANTROPIA ED INEFFICIENZA

fondazioniIl dibattito sulle Fondazioni bancarie è sempre all’ordine del giorno. Sono tanti in Italia a criticare le Fondazioni bancarie per le loro ingerenze nelle questioni creditizie. Per non parlare delle critiche mosse alle modalità con cui si scelgono presidenti, troppo spesso nominati per meriti politici e senza alcuna competenza specifica. Ma mai nessuno fino ad ora aveva osato metterne in discussione il “ruolo sociale”.
Una serie di tabelle pubblicate da IlSole-24 Ore ci da lo spunto per una serie di considerazioni che in qualche modo “smitizzano” il ruolo sociale delle Fondazioni.
Il primo dato che salta all’occhio è la reale efficacia di tali opere di beneficienza. Il confronto con le Fondazioni bancarie americane è spietato. Quest’ultime, infatti, preferiscono non disperdere le loro donazioni, anzi, scelgono di concentrarle nelle aree in cui si siano accumulate esperienza specifica e capacità di controllo. Di tutt’altro tenore quelle delle Fondazioni bancarie italiane: frammentate in mille piccoli rivoli e soprattutto nelle più disparate aree, dalla musica all’educazione, dalla ricerca alle mostre. Un esempio? L’ammontare medio dei sostegni ai progetti deliberati (i dati si riferiscono alla fine del 2004) della Fondazione Banco di Sicilia è di 19 mila euro, di cui più della metà inferiori a 5.000 euro. Si è arrivati all’assurdo di un’erogazione di 1.500 a favore del “Lions Club di Capo D’Orlando” per la copertura delle spese derivanti dalla realizzazione di una targa commemorativa. L’utilità di un tale intervento rimane un mistero ma non si capisce nemmeno come possano costituire linfa vitale per lo sviluppo culturale di un paese donazioni di ammontare inferiore ai 5.000 euro.
Ma se frammentati sono gli interventi altrettanto si può dire della struttura interna delle stesse Fondazioni. In nome della democrazia esse sono amministrate da una miriade di individui designati da tutte le associazioni, corporazioni e istituzioni possibili: dalle Camere di Commercio ai vescovi, dagli Ordini degli Architetti ai direttori dell’Archivio di Stato. E’ ovvio poi che si cerchi di accontentare tutti, con logiche conseguenze. Anche qui un esempio per meglio comprendere: la Fondazione di Tortona ha un’assemblea che può arrivare a 180 membri ciascuno designato da un’istituzione o associazione diversa. Risultato? Le spese di amministrazione e gestione della Fondazione sono quasi pari alle erogazioni.
Le altre critiche riguardano l’opportunità della maggior parte delle elargizioni: è davvero conveniente finanziare le mostre dell’imbrattatela di turno? E’ cost effective restaurare la facciata di un palazzo? O meglio, le priorità degli interventi delle Fondazioni sono le stesse della collettività?
Proprio quest’ultima se venisse a conoscenza di alcuni dati voterebbe per la liquidazione di queste Fondazioni. Senza entrare troppo nello specifico e snocciolare una serie infinita di dati metto in evidenza che su un totale di 87 Fondazioni bancarie ben 17 hanno una spesa per compensi totali (rientrano tra i costi di gestione ovviamente) che eccede il 40% delle erogazioni; in due di queste (Banco di Sicilia e Cassa di Risparmio di Puglia) questa spesa supera addirittura le erogazioni. In 20 enti il totale delle spese amministrative e di gestione eccede il 50% delle erogazioni e in ben 4 casi (Puglia, Sicilia, Salernitana e Fano) esse superano le erogazioni.
Insomma, concludendo, è davvero conveniente mantenere in vita, con la scusante del politically correct, le Fondazioni bancarie più inefficienti? A voi l’ardua sentenza...
postato da TutoRino alle ore 17:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 06 ottobre 2009

Editoria: la Francia stanzia 20,2 mln di euro per la stampa online

Gli editori online potranno beneficiare in Francia di una dotazione di 20,2  milioni di euro nel biennio 2010-2011.  La notizia è stata data direttamente dal ministero della Cultura e della Comunicazione francese. L’aspetto più interessante è il nuovo status di editore on line, di cui un decreto del governo francese definirà diritti e doveri, e di cui beneficeranno non soltanto le testate con un sito internet ma anche editori che lavorano esclusivamente sul web. 

A circa dodici anni dall’avvento della rete,  la figura e il ruolo dell’editore cambiano radicalmente. Editore non è più solo chi sceglie e fa riviste o giornali, (insomma legato alla carta) ma anche chi pubblica contenuti in rete. Sarà interessante capire con quali criteri il ministero francese deciderà chi merita il riconoscimento di  editore on line e chi no, ma resta il fatto che un passaggio strutturale dell’industria editoriale è stato metabolizzato anche a livello giuridico (e finanziario). Punto di vista assai diverso dalle cose di casa nostra, dove oltre alla legge di finanziamento pubblico ai giornali (di carta), il punto di vista  della  classe dirigente su editoria e internet non sembra molto dissimile da quello che potere leggere qui.

E voi che ne pensate?
postato da LucaReitano alle ore 19:14 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 02 ottobre 2009

Il nuovo volto del MiBAC. Intervista a Giuseppe Proietti

LogoMibac_testaSulla recente creazione della nuova Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac sono stati già dedicati fiumi di inchiostro e molte sono state le posizioni, anche polemiche, che hanno seguito la nomina a Direttore di Mario Resca, già esperto manager, tra l'altro, di una nota catena di fast-food e del Casinò di Campione.
Lungi da noi voler prendere qualsiasi tipo di posizione ideologica, quello che ci interessa veramente capire è se siamo finalmente giunti alla tanto sospirata svolta nel settore dei Beni e delle Attività culturali.
Prima di dar spazio all’intervista a Giuseppe Proietti (Segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali), ci preme fare due brevissime considerazioni prendendo spunto dagli interventi di due noti professionisti del settore: Fabio Severino (vicepresidente dell’Associazione per l'Economia della Cultura e coordinatore didattico del Master in "Economia della Cultura: Politiche, Governo e Gestione") e Emilio Cabasino (docente di Economia della cultura, Università della Tuscia). Entrambi partono da una convinzione comune: il capitale fondante del patrimonio culturale è quello umano, in primo luogo in quanto produttore dei beni in questione e, in secondo luogo, come gestore degli stessi. Con una sottile differenza, mentre Fabio Severino insiste sulle capacità dei singoli operatori di cambiare passo e di innovare per far sì che si possa creare una consistente domanda di cultura ed avere efficienza nei processi ed efficacia nei risultati, il Prof. Cabasino mette in evidenza che, anche qualora ci fossero una buona preparazione e una forte motivazione di base, anche gli operatori – e in particolare quello che lui, con un pizzico di ironia, chiama deus ex machina riferendosi chiaramente a Mario Resca – sono destinati a fallire senza un’adeguata politica di investimenti mirati. Investimenti che chiaramente andrebbero rivolti soprattutto a favore delle persone che hanno deciso di dedicare la propria attività professionale all’interno dell’amministrazione pubblica statale. Lo stesso punto di vista è stato condiviso nel reportage "Oro buttato" nel corso della trasmissione Presa Diretta andata in onda su Rai3 il 27/09/2009 (che potete visionare per intero cliccando sul seguente link:
http://www.youtube.com/watch?v=MobLXq9-AMQ&feature=PlayList&p=6ED8D56325CB1761&index=0&playnext=1).
A questa premessa segue l’intervista al Segretario generale del Mibac.

Partiamo dalla riorganizzazione MiBAC con la riforma di luglio scorso. La principale novità è l’istituzione della direzione per la valorizzazione diretta da Mario Resca. Svariati i pareri contrastanti sulla nuova direzione. Da conoscitore della macchina ministeriale e del panorama culturale italiano, quali pensa siano le potenzialità della direzione, cosa cambierà?
L'istituzione della direzione di valorizzazione risponde ad un bisogno largamente avvertito: quello di dare corpo ad un insieme di iniziative attraverso cui il contributo del patrimonio culturale al PIL e allo sviluppo economico del Paese possa trovare attuazione. Nel senso che non c’è ormai alcun dubbio che al patrimonio culturale venga riconosciuto, seppur informalmente, un importante ruolo di contributo alla vita economica italiana. Mi riferisco ad alcuni aspetti più noti agli addetti ai lavori e a quelli degli osservatori più attenti. Ci sono delle attività come quelle legate al turismo culturale che sono direttamente legate al patrimonio culturale soprattutto in un Paese come l'Italia. Il turismo culturale viaggia verso quote di oltre il 30% rispetto al totale del comparto turistico (quasi un terzo del fatturato complessivi), vale a dire che tutte le attività relative al settore alberghiero, dei servizi e della ristorazione sono direttamente legate ai beni culturali. In che termini? Si pensi all’iva sul valore aggiunto sulle presenze alberghiere dovute al turismo culturale: supera di molto quello che lo Stato spende per il patrimonio culturale. Consideri che i turisti, quasi per la totalità, non sono soggetti ad Iva e non la scaricano, anche nei loro paesi d’origine. Per questo l’iva versata nelle casse dello Stato italiano come effetto diretto dalla fruizione del patrimonio culturale non è una partita di giro ma un’entrata fiscale secca. Cito altri benefici economici, che potrebbero essere potenzialmente legati al patrimonio culturale. Faccio un esempio noto: il Metropolitan  Museum è uno dei musei più famosi e importanti al mondo ed è un modello al quale spesso si guarda quando di parla di gestione virtuosa dei privati nel settore dei beni culturali. Ma non è così effettivamente: nel bilancio del Met ci sono due voci che fanno riferimento alla contribuzione ordinaria e straordinaria della municipalità di New York, con le quali si gestiscono tutte le spese di funzionamento e quelle relative al personale. Inoltre, se si guarda a fondo il bilancio si scopre che le entrate connesse al merchandising sono una voce importante, rappresentandone quasi il 70% del totale. Una situazione che in Italia non esiste in tali proporzione. L’utile che musei fiorentini ricava attraverso i suoi servizi aggiuntivi è maggiore rispetto a quello del Met ma il loro giro d’affari è di gran lunga superiore al nostro. Ci sono alcuni settori di attività legati  alla vita dei musei  che hanno potenzialità enormi a livello di occupazione aggiuntiva e di reddito aggiuntivo. Proprio lavorare sulle potenzialità nascoste è il compito della direzione per la valorizzazione, si badi bene sempre in ottica di uso corretto dei beni culturali. In sintesi direi che l’obiettivo è ricavare benefici economici dalla gestione del patrimonio culturale, sottolineo in un contesto di utilizzo corretto, che abbia interesse per la tutela del bene culturale, per il quale è sempre necessaria una salvaguardia da soprautilizzo.

Ha citato i servizi aggiuntivi individuandoli come punto chiave per una migliore gestione economica dei beni culturali. Quale futuro per servizi aggiuntivi e per le gare di aggiudicazione, dopo le recenti sospensioni e polemiche? E il ruolo di Confcultura nella riorganizzazione? Ci sono dei tempi per giungere ad una situazione più chiara?
È vero. Ci stiamo lavorando. Abbiamo obblighi di legge tra l’altro ampiamente scaduti a marzo scorso. Il problema è che la materia è talmente articolata che abbiamo voluto approfondirla anche con gli operatori del settore, anche con la stessa Confcultura che fornisce un contributo importante e necessario. Rispetto alla tempistica le dico che saranno tempi brevissimi.
Aprendo una riflessione sulle potenzialità del nostro patrimonio  voglio sottolineare che non tutti i nostri siti culturali sono appetibili dal punto di vista economico. Noi abbiamo circa 400 musei dei quali solo una piccola parte è in grado di generare valore. Infatti,  a livello di gestione complessiva pochi producono benefici finanziari. Allo Stato è necessario utilizzare introiti fiscali dalle attività indirettamente collegate (l’esempio precedente dell’IVA) per sopperire a quello che il museo non riesce a raggiungere con le sue attività.
Ci soni certamente alcuni musei che a livello di servizi aggiuntivi possono essere interessanti, penso agli scavi di Pompei, al Colosseo e ai Musei Fiorentini, ma per la restante maggioranza - i cosiddetti musei minori - dobbiamo farci carico dei costi.

In questo momento stanno acquisendo un ruolo crescente e importante le fondazioni. Ora a Roma per esempio la notizia della Fondazione Macro, e poco tempo fa la costituzione della Fondazione MAXXI. Qual è la posizione del MiBAC rispetto alle fondazioni?
Ad oggi abbiamo una fondazione operativa da un po’ di tempo, quella del museo egizio, e quella appena nata della fondazione MAXXI. Sono convinto siano strumenti più agili, che possono aiutare molto ad affrontate situazioni difficili da governare attraverso canali ordinari della struttura amministrativa statale.
Ma è pur vero che le fondazioni sono strumenti validi quando il contesto socio economico lo consente. Nel caso della fondazione Museo egizio il contributo della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT è stato determinante. Ad ora la fondazione MAXXI è l’unica ad avere come socio fondatore il MiBAC. È difficile pensare, guardando al Mezzogiorno, che queste realtà nascano in contesti dove non ci sia un intervento del privato. Personalmente vedo nelle fondazioni uno strumento a cui far riferimento nell’immediato futuro, raccogliendo anche il contributo delle istituzioni rappresentative territoriali (regioni, province, comuni e fondazioni bancarie) e fondazioni private, perché no.
Possono essere importantissime per garantire la continuità delle attività dei nostri siti museali.

Qual è la posizione di Proietti rispetto ai cambiamenti nel MIBAC, con l’ingresso di Resca. Quali cambiamenti ci possiamo attendere nel corso di questo anno?
Voglio sottolineare che Resca non è uno special guest ma rappresenta il ministero stesso. Non è solo. Credo che dall’esperienza di Resca sul versante delle attività economiche l’intera struttura potrà ricevere beneficio. Così com’era strutturato, all’interno del MiBAC non avevamo professionalità che potessero affrontare queste tematiche. Resca sicuramente può, supportato dalla consapevolezza di avere al suo fianco una struttura tecnico professionale che, oltretutto, ci è invidiata dal mondo intero per capacità e competenze. È questa struttura che continuerà a fare bene il proprio lavoro in aiuto di Resca.

(intervista tratta da http://www.tafter.it/2009/09/30/il-nuovo-volto-del-mibac-intervista-a-giuseppe-proietti/
)
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categoria: scripta manent

lunedì, 21 settembre 2009

Anche nel cuore delle città c'è un paesaggio da difendere

1%20centro%20storicoSi è tenuta a Roma il 15 settembre 2009 la Giornata Nazionale dei Paesaggi Sensibili promossa da Italia Nostra al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi che corrono le nostre città storiche. Consumo del suolo, alterazioni del tessuto urbano e sociale, disordine edilizio, degrado, traffico, inquinamento dell'aria, caos acustico e visivo, emergenza rifiuti. Sono queste le principali minacce per il futuro delle nostre città, piccole e grandi.
I paesaggi sensibili sono quella parte di patrimonio naturale, culturale e artistico che nel nostro Paese rischia di scomparire perché messo in pericolo dall'incuria, dalla speculazione edilizia e dai progetti non sostenibili o falsamente sostenibili (come quello di abbattere oltre 500 querce secolari in Sila, in una zona protetta dall'Ue, per trarre energia dalle biomasse, in merito al quale Italia Nostra sta già protestando).
L'anno scorso la mappa dei paesaggi sensibili ha interessato oltre cinquanta località di pregio, dallo Stretto di Messina all'Appia Antica, dalle Cinque Terre alla Murgia materana, dal Delta del Po alla Necropoli di Tuvixeddu, vicino a Cagliari.
Nel 2009 Italia Nostra dedica la sua campagna nazionale alle città considerate nel loro complesso, dal nucleo originario fino alle periferie che oggi si ingrandiscono sempre di più ma che stentano a diventare autonome dal centro. La Carta di Gubbio, i cui principi furono fissati nel 1960 da un gruppo di architetti, urbanisti, giuristi e amministratori pubblici, considera il centro storico come un monumento che va restaurato e conservato: ecco perché, a partire da sabato 19 settembre, meta delle visite di Italia Nostra saranno proprio i centri urbani.
L'associazione propone, in oltre 40 località italiane, decine di eventi volti a promuovere la conoscenza del territorio e a valorizzare la difesa del paesaggio e del patrimonio culturale. Da Palermo a Cosenza, da Brindisi a Matera, da Roma a Siena, da Lucca a Bologna, da Ferrara a Padova, da Brescia a Torino, da Grosseto a Perugia, da Treviso a Trieste, Italia Nostra denuncerà le situazioni di degrado, le alterazioni del tessuto urbano e del profilo volumetrico, l'espulsione dal centro delle funzioni abitative nonché delle attività artigianali e industriali tradizionali. Per non parlare della congestione da traffico e dalla permanenza di attività improprie e invasive, dell'inquinamento visivo e acustico, della situazione degli spazi pubblici, della mancanza di decoro urbano.
Particolare attenzione verrà posta ovviamente alla città de L’Aquila. Il terremoto del 6 aprile ha infatti completamente devastato il capoluogo abruzzese ed in particolar modo il suo centro storico. Al di là della tragedia, Italia Nostra vede nella sua ricostruzione una vera opportunità o, meglio, un vero e proprio banco di prova definendola un “monumento di cultura urbana su cui intervenire con un piano completo di restauro e recupero integrale”.
Tante le altre città che via via verranno coinvolte, il nostro invito è, pertanto, quello di tener d’occhio tutte le iniziative dell’associazione…chissà che anche il vostro centro possa essere preso in considerazione.
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categoria: territorio

martedì, 11 agosto 2009

Buone vacanze!

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Cari amici, anche Cultural@ mente va in vacanza per un po'.  Tanti auguri per le vostre vacanze e ci risentiamo a settembre!
postato da LucaReitano alle ore 15:51 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 30 luglio 2009

Tecnologia e beni culturali: un matrimonio perfetto!

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Anche se possono sembrare agli antipodi, tecnologia e beni culturali rappresentano da sempre un connubio perfetto. È soprattutto negli ultimi decenni che la collaborazione ha ottenuto i migliori risultati. Si è partiti dall’utilizzo delle nuove tecnologie per la ricerca dei reperti archeologici e per la diagnostica per passare poi al loro utilizzo nel settore della conservazione e del restauro, che probabilmente, ad oggi, rappresenta il campo dove si son ottenuti i più grandi successi. L’avvento dell’informatica, infine, non ha fatto altro che implementare il range delle opportunità, estendendo così il contributo offerto dalle nuove tecnologie anche al settore della promozione e della valorizzazione della del patrimonio culturale.
Proprio in quest’ambito s’inserisce il progetto “Teleguide”, presentato martedì 28 luglio presso la sede del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Realizzato attraverso la collaborazione di Telecom Italia con MP Mirabilia, content provider nei settori turismo e beni culturali, d’intesa con il MiBAC. Il progetto “Teleguide” è un servizio innovativo che permetterà di conoscere le città d’arte e il loro patrimonio attraverso l’uso della telefonia mobile. Attraverso l’integrazione con la rete dei pannelli informativi presenti sul territorio in prossimità dei monumenti, “Teleguide” consente a cittadini e turisti, con una semplice chiamata, videochiamata o con accesso wap, di ottenere ulteriori informazioni sui  luoghi d’arte direttamente sul cellulare. È sufficiente, infatti, chiamare il numero unico 48255 e, inserendo il codice presente sui pannelli informativi curati da Mirabilia ed apposti in prossimità dei monumenti, per ottenere immediatamente tutte le informazioni, audio (in italiano e inglese) e video, relative al “bene” che si sta visitando.
Cosa molto importante è che questo progetto è a costo zero per il Ministero che, anzi, riceverà un contributo pari al 5% dei proventi telefonici.
Il progetto è partito il 29 luglio, in via sperimentale, nelle sole città di Bari e Lecce ma si spera di estenderlo a tutto il territorio nazionale entro il 2012.

Un ulteriore esempio delle proficua collaborazione tra nuove tecnologie e Beni culturali che, se ancora ce ne fosse bisogno, mette in luce le enormi potenzialità di questa unione.

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categoria: approfondimenti